Sant'Epafrodita
Vescovo del I secolo



La città di Terracina, antico centro dei Volsci, tra i monti Lepini e il mare, vanta due patroni di prim'ordine, o meglio della primissima ora, appartenenti alla generazione immediatamente successiva a quella apostolica.
 ~ un fatto che va ricordato, perché troppo spesso, di Terracina, si ricordano soltanto le glorie profane e pagane, come quella di essere stata uno dei più ricercati luoghi di villeggiatura dei ricchi romani, e di conservare nelle vicinanze le imponenti rovine di quello che viene comunemente detto il Palazzo di Teodorico, ma che è invece il grande Tempio di Giove Anxur, il Giove cioè dei Volsci.
 Ma oltre al Tempio, fuori di città, c'è una cattedrale, nel cuore della città.
 E questa chiesa è dedicata a San Cesareo.
 Cesareo era un diacono venuto dall'Africa, il quale, a Terracina, avrebbe interrotto un sacrificio umano dei pagani.
 Venne gettato in mare, insieme con un sacerdote, Giuliano.
 Onorato come Martire, una chiesa a lui dedicata, a Roma, sulla Via Appia, è titolo cardinalizio.
 Più definita è la figura del secondo personaggio, che ha il nome insolito e difficile di Epafrodita: un nome che figura con molta lode nelle lettere di San Paolo.
 L'Apostolo ha lasciato di lui questa bella definizione: « Mio fratello, mio collaboratore, mio compagno di armi».
 Si trattava, naturalmente, dì armi spirituali, con le quali il discepolo guerreggiava insieme col maestro, non per seminare morte, ma per diffondere la parola di vita.
 Sembra che Epafrodita fosse nato a Filippi, dove San Paolo l'avrebbe convertito.
 Quando il giudeo di Tarso si trovava prigioniero a Roma, i Filippesi gli inviarono questo cristiano di sicura fede e di grande cuore per consegnare all'Apostolo il ricavato di una colletta fatta tra tutti i membri della comunità.
 Grato e commosso, Paolo vergò una lettera ai Filippesi, che il suo convertito avrebbe recapitato nel ritorno.
 Ma a Roma, Epafrodita si ammalò, e anche gravemente, tanto da far temere per la sua vita.
 In seguito guarì, e poté finalmente partire con la preziosa lettera, tirato da una parte dalle affettuose insistenze dei Filippesi, dall'altra trattenuto dall'affetto per Paolo.
 Questo compagno di Paolo, tornato poi in Italia con Pietro, sarebbe stato, secondo la tradizione, il primo Vescovo di Terracina, inviato da San Pietro stesso.
 Secondo altri, invece, il Pescatore della Galilea lo avrebbe consacrato Vescovo durante una sua visita nella città di Giove Anxur.
 Può anche darsi che il Vescovo di Terracina sia un secondo personaggio, diverso dal compagno di San Paolo; o addirittura un terzo, perché c'è anche, con lo stesso nome, un Vescovo di Adria, in Siria.
 Resta il fatto che agli albori stessi della storia cristiana Terracina ebbe, accanto al primo Martire, San Cesareo, un primo Vescovo di alta levatura e di chiaro nome, Epafrodita. (Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Valecchi editore, 1977)
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